Perché le persone che intraprendono un serio cammino di conversione sono spesso osteggiate da altri credenti come loro, magari genitori o sposi? Perché si viene accusati di fanatismo se si comincia a pregare di più, ad andare più spesso a messa, a confessarsi di più, se si desidera partecipare a qualche pellegrinaggio? Ultimamente ho avuto un’intuizione che forse potrebbe essere la risposta a questo interrogativo. Credo che non basti per una persona essere credente. Dato che il peccato originale ci ha guastati rendendoci disperatamente egocentrici, è abbastanza normale cominciare il cammino di fede in modo egocentrico: preoccupandosi che Dio sia a nostra disposizione per aiutarci, esserci vicini, risolverci i problemi, ecc. Per carità, è vero. Dio vuole esserci vicino per aiutarci e tutto quanto, ma in una relazione a due c’è anche il momento in cui si lasciano da parte i propri programmi e desideri e si cerca di aiutare l’altro, di fare qualcosa per lui. Se nelle relazioni umane questo è abbastanza chiaro, non è così in quella con Dio. Sembra che un Dio che ci chieda qualcosa oltre l’osservanza dei comandamenti sia un Dio cattivo, prepotente, ingiusto. Allora può darsi di vedere persone essere credenti ma di non aver fatto mai nulla per la gloria di Dio e di aver cercato solo la propria tranquillità.

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