E finalmente il viaggio in Cornovaglia è stato fatto, con un mix di cose andate molto male e di cose andate molto bene. Il 3 novembre abbiamo preso il volo delle 13 [senza sapere che fine avesse fatto la nostra valigia che avevamo incautamente lasciato all’aeroporto dicendoci “è inutile aspettare che chiudano il volo fra un’ora e mezza e sblocchino la valigia solo per farle fare avanti e indietro, è pesantissima, lasciamola qui con la denuncia e domani mattina la riprendiamo”. L’avessimo mai fatto. Quella valigia è risultata dispersa, poi è stata ritrovata, è partita col volo successivo, è arrivata a Londra dove si è ripersa. Ritrovata, è stata affidata ad un corriere per portarcela in Cornovaglia dove è arrivata il lunedì successivo alla nostra ripartenza, per cui è stata riaffidata al corriere che l’ha riportata a Londra, l’ha ridata alla compagnia aerea che l’ha riportata in Italia e tramite corriere ce l’ha riportata a casa, il venerdì successivo al nostro ritorno a casa. La valigia era intonsa e tutto il contenuto era in perfetto stato.]  e Federico con un coraggio indomito degno della miglior causa ha guidato per cinque ore nel senso contrario a cui siamo abituati, di notte (ha fatto buio poco dopo che siamo partiti ovviamente), con me che gli dicevo “attento, attento” ogni due secondi, pur di recuperare almeno una parte del tempo perso.

Siamo stati in un albergo molto bello, ospitati in un lodge comodissimo, abbiamo visto Land’s End, la punta estrema della Cornovaglia e dell’Inghilterra tutta (molto suggestivo), poi Mount Saint Michael (il Mont Saint Michel inglese) ma solo da terra perché causa pioggia i collegamenti erano interrotti e Tintagel, la rocca dove è nato re Artù (vabbè, no, però è bello immaginarla così).

Tutto questo immaginatevelo con due figli piccoli al seguito.

Ce la siamo cavata, abbastanza bene direi. Bene. Bravi. Bis.

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