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Dal diario di mamma e papà.

“Mentre la mamma è a piazza San Pietro per la giornata “La Chiesa incontra la scuola” ad acclamare il Papa, papà Federico viveva momenti drammatici: alle cinque del pomeriggio, mentre si apprestavano a fare una passeggiata, Little John gli cadeva dalle braccia. Il bimbo si è sbilanciato all’indietro ed è caduto di schiena battendo anche la testa. Papà, persi due anni di vita in un momento, non sapeva cosa fare: lo ha consolato, è andato lo stesso a fare la passeggiata, ma al ritorno il piccolo piangeva ancora forte tanto da richiamare la nonna. Dopo vari tentativi di consolarlo ed esami diagnostici calalinghi, finalmente, alle otto, arrivava la mamma (che era stata tenuta all’oscuro di tutto “per non farti preoccupare”), in braccio alla quale Little John si è un po’ calmato. Mamma decideva di chiamare la Guardia Medica per un consiglio su come tenere in osservazione il bambino, ma i suggerimenti del medico sono stati vaghi e confusi tranne in un punto: portare il piccolo al pronto soccorso. Allora, alle nove, armati di santa pazienza i tre si avviavano verso il San Camillo. Altre due ore ed il bambino è stato monitorato, visitato e rilasciato con indicazioni precise (alla buonora) su come tenerlo in osservazione e a quali sintomi prestare particolarmente attenzione (come capitò anche a Costanza Miriano: “Signora, lo svegli ogni tanto per vedere se è cosciente”, “Sì, ma chi sveglia me per vedere se sono cosciente io?”). Di qualunque problema futuro potremo dire “Eh, sì, ha battuto la testa da piccolo!”.

Dal diario di Little John.

“Imbranati! Mi sono capitati due imbranati! Cosa ci vuole a tenere in braccio un bambino con tutte e due le mani!? Ora uno non si può muovere liberamente in braccio al papà che rischia di cadere! Dovrò imparare a stare aggrappato come i koala. Poi, ti pare che con un bambino piccolo non abbiano una cassetta del pronto soccorso? Sapete cosa mi hanno messo di freddo sul bernoccolo? UN RAVIOLO SURGELATO. Capito, un raviolo! Si può essere più disorganizzati di così? Ma soprattutto: DOV’ERA MIA MADRE AL MOMENTO DEL BISOGNO? E infine, ma c’era bisogno di andare al pronto soccorso? Io odio i medici! Sono stato collegato a delle macchine spaventose, mi hanno messo una striscetta al pollice e un coso a punta nell’orecchio, poi un dottore orribile mi ha palpato tutto e mi ha puntato una luce fortissima negli occhi dicendomi di seguirla. Col cavolo! Ho urlato come un forsennato, così si impara! E poi mentre aspettavamo, quei due imbranati si sono sbafati un sacco di pezzi di pizza, e a me? Una crosta miserabile. Ma io l’ho buttata per terra, così si imparano. Mi hanno rilasciato dopo tantissimo tempo, che io volevo solo dormire. Ero stanco, sudato, affamato e assonnato e se appoggiavo la testa da un lato mi faceva male. Per fortuna mi hanno messo a dormire sull’altro fianco. Dove sono capitato!”

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