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Misericordia!

Ultimamente la parola in questione è in bocca un po’ a tutti, a proposito, ma soprattutto, temo, a sproposito.

Secondo San Tommaso, che a sua volta si rifà ad Aristotele, la misericordia è la tristezza del male altrui. Quindi, per esserci misericordia, ci deve essere un male riconosciuto come tale sia da chi lo soffre che da chi lo compatisce. Se chi vede il male non lo riconosce come tale, questi è chiamato indifferente o insensibile o arido o duro di cuore. Se invece  questo male non è considerato tale da chi lo soffre, questi non sta invocando misericordia, ma indifferenza o giustificazione o tolleranza. Inoltre la misericordia richiama un intervento sul male per risolverlo o alleviarlo, se questo intervento non è richiesto, anzi viene rifiutato, non si sta invocando misericordia, ma ancora una volta tolleranza del male.

“Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5, 8). La grazia di Dio, che è disponibile per tutti a causa della Sua misericordia che ha abbracciato tutti gli uomini peccatori attraverso la croce di Cristo, purtroppo non giova a chi non si riconosce peccatore perché Dio non forza la libertà umana.

A cosa serve la tanto invocata misericordia di Dio? A non essere più schiavi del peccato, non ad essere giustificati nel peccare:

Romani 6

1 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? 2 È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato? 3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione.6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7 Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
8 Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. 11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
12 Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri13 non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio. 14 Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia.
15 Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perché non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia? È assurdo! 16 Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? 17 Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso 18 e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
19 Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità a pro dell’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.
20 Quando infatti eravate sotto la schiavitù del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. 21 Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Infatti il loro destino è la morte. 22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. 23 Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

Chi in questi giorni sta invocando la misericordia dalla Chiesa verso certe categorie di persone, cosa sta chiedendo?

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È proprio dell‘incredulità negare la giustizia e la misericordia di Dio. Ora,
con la disperazione si rinnega la divina misericordia e con la presunzione la
divina giustizia.
chi dispera del perdono dei peccati e chi presume della divina misericordia senza i meriti pecca contro lo Spirito Santo
S. Th II, II, 14 art 2
si è notato, ci sono due forme di presunzione.
La prima si fonda sulla propria capacità, mirando a cose che superano le proprie forze come se fossero raggiungibili. E tale presunzione deriva chiaramente
dalla vanagloria: infatti dal desiderio che uno ha di ottenere molta gloria
segue il tentativo di compiere cose superiori alle proprie forze. E la tentazione
viene specialmente dalle cose nuove, che suscitano maggiore ammirazione.
Per questo S. Gregorio dice espressamente che «la presunzione delle
novità» è figlia della vanagloria.
La seconda presunzione, invece, si fonda in modo disordinato sulla misericordia e sulla potenza di Dio, da cui si spera di ottenere la gloria senza i
meriti, e il perdono senza il pentimento. E tale presunzione nasce direttamente dalla superbia: nel senso che in questo modo uno stima se stesso fino al
punto di pensare che Dio non lo punisca o non lo escluda dalla gloria neppure se pecca.
S. Th II, II, 21, art 4

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