Tag

, ,

Nel 2008 lessi questo libro: Pfarrerblock 25487. Un prete a Dachau 1941-1942, ed. San Paolo scritto da padre Jean Bernard. Oggi nel il giorno della memoria ve ne propongo la prefazione, scritta dall’autore stesso.

Ho scritto di getto queste pagine subito dopo la mia liberazione dal lager. Esse apparvero nel 1945 come un “feuilleton” a puntate sul Luxemburger Wort.

Le condizioni di vita descritte concernono esclusivamente il tempo da metà maggio 1941 fino a inizio agosto 1942. Chiarire questo è importante, perché il “clima del lager” era sottoposto a frequenti e così profondi cambiamenti che periodi diversi sono difficilmente paragonabili tra loro.

Se oggi rimetto a disposizione di un vasto pubblico di lettori, senza ritocchi, quanto ho scritto allora, lo faccio in memoria dei miei confratelli morti a Dachau e per amore verso di loro.

Infatti non possiamo dimenticare quanto è accaduto a Dachau e in molti altri luoghi simili!

Voler dimenticare sarebbe vigliaccheria da parte del popolo in nome del quale tutto questo è accaduto. Sarebbe fuga dalla propria coscienza e dall’accusa del mondo. Sarebbe mancanza di disponibilità al risarcimento e all’espiazione. E se crediamo che il popolo tedesco non sia capace di questa vigliaccheria, questo va solo a suo onore.

Voler dimenticare sarebbe, però anche una debolezza da parte di quelli che hanno sofferto. Essi avrebbero avuto sì, il coraggio di soffrire, ma ora mancherebbero della forza interiore di valorizzare quanto hanno patito per salvare la loro vita. Vorrebbero dimenticare per non aver il fastidio di perdonare…

Sarebbe infine cecità nei confronti di eventi simili che accadono oggi, sotto i nostri occhi, in tanti altri paesi della terra.

Ma noi dobbiamo perdonare! E – inoltre – perdonare consapevolmente, faccia a faccia, avendo tutto l’orrore per quanto è accaduto.

Non solo perché sull’odio non si costruisce nulla: nessuna nuova Europa e nessun nuovo mondo. Ma soprattutto per obbedire al comandamento dell’amore di Colui davanti al quale noi stessi, vittime e carnefici, siamo solo miserevoli debitori.

Jean Bernard, 1962

“Poi fa seguito l’eterno scenario dell’appello per numeri: dapprima organizzazione delle file frontali di 300 uomini, così che tra di esse si potrebbe sparare una pallottola. Poi rimanere fermi in piedi una mezz’ora e tre quarti d’ora: il perché non lo sa nessuno. Al freddo o al caldo torrido, sotto la pioggia o nella neve. Poi veniamo contati dalle SS. Poi: “Detenuti rimasti fermi! Giù i berretti, occhi dritti in avanti, berretti in testa, ri-poso!”. E infine il comando salvatore: “Tornare!”

Così tre volte al giorno”. Pag. 45

Nel 2004 è uscito un film, The ninth day sulla sua vicenda. Il titolo fa riferimento al permesso che il sacerdote ebbe di uscire dal campo per nove giorni per andare dalla madre morente; il nono giorno è quello in cui, volontariamente, egli tornò nel campo sebbene gli fosse stato proposto di fuggire e nascondersi.

Annunci