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Da G. K. Chesterton, Ortodossia, Lindau, Torino 2010, pp. 120ss.

Questo strano fenomeno per cui i grandi agnostici, nell’insinuare il dubbio suscitano dubbi più profondi dei loro, potrebbe essere descritto in molti modi. Ne prendo in considerazione uno solo. Quando ho letto e riletto tutti i racconti non cristiani o anticristiani sulla fede, da Huxley a Bradlaugh, una lenta e spaventosa sensazione si è insinuata in modo graduale, ma vivido, nella mia mente: la sensazione che il cristianesimo debba essere qualcosa di straordinario. Perché non solo (come ho capito) il cristianesimo possiede i vizi in assoluto più infuocati, ma evidentemente ha un talento mistico per combinare vizi che sembrano incompatibili tra loro. È stato attaccato su tutti i fronti e per ragioni sempre contraddittorie. Un razionalista aveva appena fatto in tempo a dimostrare che era troppo lontano dall’Est, che un altro dimostrava, con identica chiarezza, che era troppo lontano dall’Ovest. Prima che la ma indignazione facesse in tempo ad attenuarsi di fronte alla sua severità intransigente e aggressiva, ero stato di nuovo chiamato a osservare e condannare la snervante e sensuale bonomia. Nel caso in cui qualche lettore non avesse mai sperimentato ciò che  intendo, gli fornirò qualche esempio a casaccio, così come lo ricordo, di questo genere di critica scettica che si autocontraddice. Ne indicherò quattro o cinque, Ce ne sono più di cinquanta.
Per esempio, ero molto commosso dagli eloquenti attacchi al cristianesimo accusato di essere qualche cosa di oscurità disumana; perché pensavo (e penso ancora) che il pessimismo sincero sia un peccato imperdonabile. il pessimismo non sincero è un risultato sociale, nell’insieme piuttosto gradevole, e, fortunatamente, quasi tutti i pessimismi non sono sinceri. Ma se il cristianesimo fosse, come diceva questa gente, una cosa puramente pessimista e opposta alla vita, io sarei stato pronto a far esplodere la cattedrale di San Paolo. Tuttavia la cosa straordinaria è questa. Essi mi hanno dimostrato nel primo capitolo (con mia grande soddisfazione) che il cristianesimo era troppo pessimista; poi, nel secondo capitolo, hanno cominciato a dimostrarmi che era di gran lunga troppo ottimista. Un’accusa contro il cristianesimo era che impediva agli uomini tramite lacrime e terrori morbosi, di ricercare la gioia e la libertà nel grembo della natura. Ma un’altra accusa era che confortava gli uomini con una fittizia provvidenza, e li metteva in una stanza tutta bianca e rosa. Un grande agnostico ha chiesto perché la natura non fosse abbastanza meravigliosa e perché fosse difficile essere liberi. Un altro agnostico famoso ha obiettato che l’ottimismo cristiano, “L’abito di illusioni tessuto da mani pie”, nasconde il fatto che la natura è cattiva e che essere liberi è impossibile. Un razionalista non aveva ancora finito di chiamare il cristianesimo un incubo, che un altro cominciava a definirlo il paradiso dei matti. Tutto ciò mi sconcertava; le accuse sembravano inconsistenti. Il cristianesimo non poteva essere una maschera nera su un mondo bianco e contemporaneamente una maschera bianca su un mondo nero. (…)
Naturalmente non ho concluso in modo sbrigativo dicendo che quelle accuse fossero false o che gli accusatori fossero idioti. Semplicemente ho dedotto che il cristianesimo dovesse essere qualcosa di ancora più assurdo e malvagio di quanto lo dipingevano. Una cosa potrebbe possedere questi due vizi opposti: ma in tal caso si tratterebbe di una cosa piuttosto anomala. (…)
Ecco un altro esempio dello stesso genere. Sentivo che una forte accusa contro il cristianesimo consisteva nello spacciare tutto ciò che è definito cristiano, specialmente nel suo atteggiamento riguardo alla resistenza e alla lotta, come qualcosa di timoroso, di avvilente e poco virile. (…) Il paradosso del Vangelo di porgere l’altra guancia, il fatto che i preti non abbiano mai combattuto e un altro centinaio di accuse hanno reso plausibile l’accusa che il cristianesimo fosse un tentativo di rendere l’uomo troppo simile a una pecora. Io leggevo questo e ci credevo, e se non avessi letto niente di diverso avrei finito per crederci completamente. Ma ho letto qualcosa di molto differente, ho voltato pagina del mio manuale agnostico e il mio cervello è andato sottosopra. Ho scoperto che avrei dovuto odiare il cristianesimo non perché è poco combattivo, ma perché lo è troppo. Sembrava che il cristianesimo fosse la madre di tutte le guerre, che avesse ridotto il mondo in un lago di sangue. Io ero estremamente in collera con il cristiano, perché lui non era mai in collera. E ora mi si diceva di esserlo perché la sua collera era stata la più orribile e violenta della storia umana, perché la sua ira aveva bagnato di sangue la terra e oscurato il sole. Coloro che rimproveravano il cristianesimo per la mansuetudine e la non violenza dei monasteri erano proprio le stesse persone che rimproveravano il cristianesimo per la violenza e la brutalità delle crociate. (…)
Questo cominciava ad essere allarmante. Sembrava non tanto che il cristianesimo fosse così cattivo da contenere qualche vizio, quanto invece che ogni bastone fosse buono per picchiare il cristianesimo.

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