Cartesio temeva effettivamente di annoiarsi a contemplare Dio per “diecimila anni”. Mai ha avuto l’idea chiara e distinta che Dio potrebbe annoiarsi molto prima a contemplare Cartesio.

Ho letto questo libro di André Frossard e ve lo consiglio. Adottando lo stile di San Tommaso, l’Autore dapprima esprime le obiezioni ad un certo argomento, quindi esprime un “tuttavia” che poi argomenta. Questo che leggete di seguito è il capitolo “La Chiesa è superata?”

“Lo è da molto tempo, come lo stesso cristianesimo. La Chiesa ha assistito, accigliata ed impotente, ai grandi rivolgimenti operati dal Rinascimento, che fu l’età delle grandi scoperte, non solo di quella dell’America, ma della stampa, della natura, del potere della ragione e soprattutto dell’innocenza dell’uomo, liberata dalle tenaglie del dogma e dall’ossessione del peccato. Il secolo dei Lumi l’ha vista rifugiarsi all’ombra nell’ombra delle sue tempeste e la Chiesa, con l’eccezione di qualche prete dalla mente aperta alle nuove idee di libertà, di eguaglianza e di fraternità, ha condannato la Rivoluzione Francese, senza riuscire a comprendere l’irreversibile rovesciamento della vecchia teologia politica del trono e dell’altare che questa decretava, insieme alla fine delle gerarchie verticali e all’avvento del sistema di rapporti orizzontali che caratterizza le società moderne. La sua adesione all’idea di democrazia è giunta solo al termine di una lunga resistenza, e con troppo ritardo ormai perché la sua sincerità potesse convincere. Se talora può succedere che la Chiesa riesca a percorrere un tratto di strada insieme nella storia, non riesce tuttavia ad inserirsi nella storia e si trascina quasi sempre al suo seguito mugugnando. Ancora oggi, la Chiesa cerca di ostacolare i progressi della scienza, in modo particolare quelli della biologia e della medicina. Non vive al passo col nostro tempo.”

Tuttavia, resiste.

Le Chiese cristiane, che possiedono le “parole della vita eterna”, mancano spesso delle parole della vita quotidiana. Ma questo divario, che le separa dal mondo, è inevitabile: le Chiese si trovano in qualche modo nella situazione del popolo ebraico dell’Antico Testamento, che procedeva col mistero della propria alleanza mentre intorno a lui regnava dappertutto l’idolatria. Il Rinascimento è stato un fenomeno culturale di grande valore, ma la religione penetra molto più profondamente dentro il cuore dell’uomo, arriva in quel luogo misterioso in cui l’essere prende coscienza di sé, si interroga sulla vita e sulla morte, e delibera nell’oscurità, in compagnia della speranza e della disperazione, dell’essere e del nulla. Il proposito della Rivoluzione francese non è mai stato quello di dare delle risposte a questo genere di domande. La Rivoluzione è stata fatta, diceva Chesterton, “con delle idee cristiane impazzite”. O con delle idee cristiane diventate ragionevoli, vale a dire private delle loro gioiose ambizioni di beatitudine e di eternità.
I cristiani sono morti nel circo romano per la libertà di coscienza, la prima tra tutte le libertà; l’eguaglianza dinanzi a Dio, la sola a non tollerare alcuna eccezione di diritto o di fatto, era per loro un’evidenza a cui non poteva sfuggire lo stesso imperatore, che rifiutavano di adorare in effigie; quanto alla fraternità, Tertulliano scriveva: “è tra noi una pratica comune… eccetto le nostre mogli, la sola cosa che i pagani dividano volentieri”. I tre valori che il motto della Rivoluzione proclama hanno un’origine cristiana, e la Chiesa sarebbe probabilmente giunta a individuarli con minore fatica, se il primo non fosse stato subito negato dalla persecuzione, il secondo dall’arbitrarietà e il terzo dalla ghigliottina.
La lentezza della Chiesa a “riconoscere” la democrazia è pari solo alla lentezza della democrazia a riconoscere la Chiesa. All’inizio del secolo, abbiamo assistito a una vera e propria gara di incomprensione reciproca tra la religione e la politica. Il curato imponeva il proprio voto ai fedeli, e l’ufficiale che andava a messa in correva in una nota di biasimo. Poi la Chiesa si è ricordata che il suo regno non è di questo mondo, anche se proprio in questo mondo se ne coltiva la speranza, e la democrazia ha dimenticato le proprie radici metafisiche per attenersi ai principi morali su cui fonda la propria legittimità, tra cui il più indiscutibile, a sua volta di derivazione cristiana, consiste nel riconoscere pari dignità a tutti gli uomini.
Il rimprovero di ostacolare il progresso della scienza e della medicina sarà preso in esame nelle domande che riguardano la bioetica (non presenti in questo volume ma nell’edizione integrale che ha lo stesso titolo. Ndr).
L’invito a “entrare nella storia”, periodicamente rivolto alla Chiesa, è un effetto da tribuno, ha un bel suono, provocante ma vuoto. “Entrare nella storia” significa forse arruolarsi nella marina di Nelson o nell’esercito di Napoleone? E che cosa è la storia, di cui si parla come di una sorta di divinità, figlia dell’Evoluzione, madre del Progresso, infallibile per quanto cieca, che volerebbe sopra le rovine delle nostre guerre e delle nostre follie annunciando un futuro radioso, in nome di un passato prossimo che è fatto di lacrime e di un passato remoto il cui oscuro brontolio sale ancora dal fondo delle caverne?
Al tempo del Vangelo, la storia era Tiberio, e tutti gli occhi erano puntati su Roma. Chi avrebbe fatto caso alla nascita di un bambino in una grotta nei pressi di Betlemme? Non era esattamente quel che si dice un avvenimento, tutt’altro. Non si diffida mai abbastanza della discrezione di Dio, della sua propensione a passare inosservato.
Quanto all’espressione “vivere il proprio tempo”, si tratta di una di quelle formule già pronte dietro le quali si nasconde in genere qualcos’altro: una rinuncia morale o il venir meno del nostro spirito combattivo. Se il Cristo avesse “vissuto il proprio tempo”, la sua avventura avrebbe avuto un esito meno doloroso, non ci sono dubbi, anzi, non ci sarebbe stata affatto avventura.
Invece di opporsi violentemente ai luoghi comuni, la sua eloquenza, scorrendo come un fiume maestoso nel letto del conformismo, avrebbe incantato il sinedrio, e avremmo potuto vedere Gesù, circondato da ogni riguardo, ai cocktails di Ponzio Pilato. Per farla breve, Cristo sarebbe entrato nella storia, ma noi non saremmo mai entrati nella sua.
All’Est, là dove finalmente sorge il sole, appare oggi evidente che la religione sopravvivrà a tutti i sistemi (il libro è stato pubblicato nel 1990, a ridosso della caduta dell’Unione Sovietica. Ndr). “Sarà la verità a liberarvi”, sono le parole del Cristo. Parole di un’esattezza impressionante. Per costruire una bomba atomica basta una minima quantità di plutonio; allo stesso modo la forza dirompente delle piccole verità supera ogni immaginazione. È bastata l’ammissione di qualche piccola verità al suo interno perché l’impero di menzogna cominciasse a sfaldarsi.
Ora, in virtù del Vangelo, la Chiesa è intimamente legata alla verità. Non ha nulla da temere dal tempo. Il Vangelo non è superato. Non è mai stato raggiunto.

André Frossard, Dio. Le domande dell’uomo, Casale Monferrato 1998, p. 108-112 (collana I Triangoli Piemme)

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