Oggi Camillo Langone sul Foglio fa una riflessione interessante, un inciso più che altro, all’interno di un discorso più ampio. Ecco tutto l’articolo. Ho messo l’inciso in grassetto.

Preghiera
di Camillo Langone

12 aprile 2013
Contro il bio, per la vita vera. Mi ha rallegrato il maxisequestro della Guardia di Finanza di prodotti alimentari falsamente certificati come biologici e in realtà pieni di ogm e pesticidi. Mi ha rallegrato non perché creda nella giustizia umana (meno che meno nella Guardia di Finanza). E nemmeno perché pensi sia possibile che simili episodi (non eccezionali bensì intrinseci a un settore dominato da burocrazie certificanti) possano far cambiare idea alle madame maniache del biologico. Le conosco bene queste signore, le ho studiate anche ieri in un loro negozietto apposito, un punto vendita macrobiotico e ideologico dove mi trovavo perché altrimenti a Parma la cicerchia degli avi lucani non saprei dove comprarla: sono donne benestanti e malpensanti, con la testa ingombra di ricatti alimentari gnostici, donne senza carne forse in ogni accezione. (A proposito: come faranno l’amore le biomadame eventualmente attive? In modo coerentemente del tutto naturale o esigendo che l’uomo utilizzi preservativi ecologicamente sostenibili?). Mi sono rallegrato perché il maxisequestro ha confermato la mia ipotesi che il bio sia, come la borsa secondo Galbraith, un modo fantastico per separare il denaro dagli imbecilli.

Non male come provocazione secondo me

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