A distanza di un’ora ho letto questi due articoli che esprimono due visioni radicalmente opposte della stessa questione. Si può stabilire in questo caso che sono due opinioni personali ed in quanto tali meritevoli di rispetto ambedue? Sì è no. Pur nel rispetto verso la persona che esprime un parere, in certe questioni qualcuno ha ragione e qualcun altro no. Bisognerebbe sapere, ad esempio, da dove una persona trae le proprie convinzioni, se le sue fonti sono corrette o viziate da una certa ideologia. Comunque, buona lettura.

1-
Does the Pope Matter?
Garry Wills

The next pope should be increasingly irrelevant, like the last two. The farther he floats up, away from the real religious life of Catholics, the more he will confirm his historical status as a monarch in a time when monarchs are no longer believable. Some people think it a new or even shocking thing that so many Catholics pay no attention to papal fulminations—against, for instance, female contraceptives, male vasectomies, condoms to prevent the spread of AIDS, women’s equality, gay rights, divorce, masturbation, and artificial insemination (because it involves masturbation). But it is the idea of truth descending though a narrow conduit, straight from God to the pope, that is a historical invention.

When Cardinal Ratzinger was asked, before he became Pope Benedict XVI, if he was disturbed that many Catholics ignored papal teaching, he said he was not, since “truth is not determined by a majority vote.” But that is precisely how the major doctrines like those on the Trinity, the Incarnation, the Resurrection were fixed in creeds: at councils like that of Nicaea, by the votes of hundreds of bishops, themselves chosen by the people, before popes had any monopoly on authority. Belief then rose up from the People of God, and was not pronounced by a single oracle. John Henry Newman, in On Consulting the Faithful in Matters of Doctrine (1859), argued that there had been periods when the body of believers had been truer to the faith than had the Church hierarchy. He was silenced for saying it, but his historical arguments were not refuted.

Catholics have had many bad popes whose teachings or acts they could or should ignore or defy. Orcagna painted one of them in hell; Dante assigned three to his Inferno; Lord Acton assured Prime Minister William Gladstone that Pius IX’s condemnation of democracy was not as bad as the papal massacres of Huguenots, which showed that “people could be very good Catholics and yet do without Rome”; and John Henry Newman hoped Pius IX would die during the first Vatican Council, before he could do more harm. Acton’s famous saying, “Power tends to corrupt, and absolute power corrupts absolutely,” was written to describe Renaissance popes.

With the election of a new pope, the press will repeat old myths—that Christ made Peter the first pope, and that there has been an “apostolic succession” of popes from his time. Scholars, including great Catholic ones like Raymond Brown and Joseph Fitzmyer, have long known that Peter was no pope. He was not even a priest or a bishop—offices that did not exist in the first century. And there is no apostolic succession, just the twists and tangles of interrupted, multiple, and contested office holders. It is a rope of sand. At the beginning of the fifteenth century, for instance, there were three popes, none of whom would resign. A new council had to be called to start all over. It appointed Martin V, on condition that he call frequent councils—a condition he evaded after he was in power.

But didn’t Jesus say, “You are Peter, and on this rock I will build my church” (Mt. 16.18)? Yes, but he also ordered his disciples not to seek rank among themselves (Mark 9.33-37), and said “Do not call any man on earth ‘father,’ for you have one Father, and he is in heaven” (Matthew 23.9, NEB). How do we reconcile these sayings? G. K. Chesterton gave the best answer. Christ, founding his church, did not choose Peter because he was above others, but because he was not above them:

He chose for its cornerstone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward—in a word, a man… All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by a strong man upon strong men. But this one thing, the historic Christian Church, was founded on a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.

In the coming election, we do not have to fear Dante’s hell-bound popes, Acton’s mass-murderer popes, or Newman’s in-need-of-death pope. Happily, we can expect the new pope to be a man ordinary and ignorable, like Saint Peter.

March 10, 2013, 11:40 p.m.

Tratto da:
http://www.nybooks.com/blogs/nyrblog/2013/mar/10/does-pope-matter/

2-
WOJTYLA E RATZINGER CONSIGLIANO AI CARDINALI IN CONCLAVE: GUARDATE MICHELANGELO!
Di Antonio Socci

Infine è deciso. Martedì 12 marzo i cardinali varcheranno la soglia della Cappella Sistina per l’elezione del nuovo Papa.

L’evento è così importante da scatenare l’attenzione dei media di tutto il mondo che hanno convogliato a Roma migliaia di inviati. Perché i cristiani del pianeta sono più di due miliardi, il cattolicesimo è la confessione più numerosa del globo (un miliardo e duecento milioni di fedeli) e il Papato è il cuore della Chiesa.

“Il Sommo Pontefice e Vicario di Cristo”, scriveva san Bonaventura, “anche se fosse solo e tutto nella Chiesa fosse distrutto, potrebbe restaurare tutto”.

Del resto il Papato (che ha fatto la storia dell’Europa e dell’Occidente) ha una grande autorità morale per tutti, anche per i non credenti o i fedeli delle altre religioni. Anche questo spiega l’enorme attenzione del mondo.

DISSE STALIN

Un giorno Stalin beffardo se ne uscì con una battuta che diventò subito celebre: “quante divisioni ha il Papa?”. La cinica ironia del tiranno voleva dire che sono il potere e la forza (ovvero la violenza, fino al terrore) a fare la storia, quindi il pontefice romano non conta niente.

Ma quando – pochissimi anni dopo – arrivò la notizia della sua morte, nel 1953, Pio XII poté rispondergli: “adesso vedrà quante divisioni ha il papa”.

In effetti la Chiesa in duemila anni ha sepolto una miriade di persecutori e tiranni che, potentissimi e feroci, s’illudevano di essere i padroni del mondo e nel giro di pochi anni erano solo un mucchietto di polvere.

Invece al Vicario di Cristo – “il dolce Cristo in terra”, come diceva santa Caterina da Siena – è affidato un potere vero e infinitamente superiore a quello di qualsiasi governante, re, imperatore, perché si tratta addirittura delle chiavi del Regno di Dio, le chiavi dell’eternità. Ciò che egli scioglie o lega sulla Terra sarà legato o sciolto anche in Cielo.

QUALE POTERE

Questo per chi crede, si obietterà. Certo. Tuttavia, per capire di cosa parliamo, inviterei gli scettici ad andare a vedere, un giorno, un rito di esorcismo. Lì accadono cose inaudite, si manifesta un’entità oscura, molto più potente degli uomini.

Eppure un semplice sacerdote che abbia avuto l’investitura del vescovo, a sua volta in comunione col Papa, a nome della Chiesa, ha il potere – evidentissimo – di annientare quell’entità malvagia.

Il “potere” che Gesù ha dato alla Chiesa e al suo Vicario è un potere sul Male, quel male che – come tutti vediamo – dispiega sempre sul mondo i suoi orrendi e tragici effetti. Se c’è una cosa evidente a tutti infatti è che – come diceva Hegel – la storia umana è una macelleria. E solo la Misericordia di Dio vince tutto questo male. Attraverso la Chiesa di Cristo. Su di essa “le forze degli inferi non prevarranno” mai.

Eppure quello del Papa è un “potere” del tutto opposto al potere mondano, infatti il Papa è definito “servo”, per la precisione “Servus servorum Dei”, servo dei servi di Dio.

In obbedienza a quanto Gesù prescrisse ai suoi apostoli che, non avendo ancora capito nulla, si contendevano le poltrone:

“Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: ‘Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuoi essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti’ ” (Mc 10, 35 42-45).

In effetti Gesù ha voluto che il suo trono fosse una croce e la sua corona fosse quella di spine. E nei primi trecento anni la sede di Pietro è stata in pratica un patibolo, perché da lì si andava diretti al martirio. Benedetto XVI ha ripetuto e sottolineato molte volte che il ministero di Pietro in sé è misteriosamente legato al martirio.

Dunque uno strano potere, quello del Vicario di Cristo. A lui è garantita l’assistenza straordinaria e infallibile dello Spirito Santo. Inerme e senza eserciti terreni, testimone dell’Amore, è il depositario delle Chiavi del Regno.

Ma questo potere spirituale – che non va confuso con un potere politico e mondano – ha anche i suoi effetti nella storia umana.

Il simbolo della tiara o triregno, cioè la corona che veniva posta sulla testa dei pontefici fino a Paolo VI, rappresentava un triplice potere del Papa: “Padre dei principi e dei re, Rettore del mondo e Vicario di Cristo in Terra”.

QUEL GESTO DI WOJTYLA

Oggi è stata giustamente abbandonata, ma il suo significato spirituale rimane: qualunque cosa il Papa scioglierà o legherà in terra, sarà sciolta o legata anche in Cielo.

E se n’è avuto un misterioso esempio con le apparizioni di Fatima, grande profezia sul Novecento dei genocidi.

A Fatima la Madonna ha chiesto al Pontefice di consacrare la Russia al suo Cuore immacolato per scongiurare le immani tragedie che si sarebbero dipanate dall’irrompere del comunismo in Russia nel 1917.

Giovanni Paolo II esaudì quella richiesta (nei modi in cui poté) con la solenne cerimonia del 25 marzo 1984 e, misteriosamente, da quel momento, iniziò l’inimmaginabile crollo pacifico del moloch comunista, che si dissolse nell’arco di cinque anni.

Sono letture di teologia della storia che ovviamente i soliti scettici liquideranno con un sorrisetto, ma nessuno di costoro ha ancora saputo spiegare come e perché in quel giardino di Dio che è la Chiesa (e solo lì) da duemila anni continuano ad accadere miracoli che oggi vengono sanciti e riconosciuti anche dalla scienza moderna, con tutti i suoi raffinati sistemi di analisi. I miracoli sono di tanti tipi. Non solo guarigioni.

Del resto a Fatima, la Madonna – che ha fatto quella richiesta al Papa – ha anche domandato ai tre bambini di pregare e sacrificarsi per la fine della Prima guerra mondiale, evidenziando così che ogni semplice cristiano (a cominciare dai più piccoli) grazie alla preghiera e all’offerta di sé ha un “potere” sulle cose del mondo superiore a quello dei governi.

Perciò quando parliamo della Chiesa e del Papa bisognerebbe sempre ricordare che gli occhiali politici o mondani non fanno capire la sua essenza profonda.

MICHELANGELO

In “Trittico romano” Karol Wojtyla, meditando sulla corsa della vicenda umana, dalla creazione al giudizio universale, focalizzò il suo sguardo sull’immenso affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina, che racchiude tutta la storia umana dall’inizio alla fine.

Un giorno il cardinale Ratzinger commentò così quelle pagine wojtyliane:

“La contemplazione del Giudizio Universale, nell’epilogo della seconda tavola, è forse la parte del Trittico che commuove di più il lettore. Dagli occhi interiori del Papa emerge nuovamente il ricordo dei Conclave dell’agosto e dell’ottobre 1978.

Poiché anch’io ero presente, so bene come eravamo esposti a quelle immagini nelle ore della grande decisione, come esse ci interpellavano; come insinuavano nella nostra anima la grandezza della responsabilità.

Il Papa parla ai Cardinali del futuro Conclave ‘dopo la mia morte’ e dice che a loro parli la visione di Michelangelo.

La parola Con-clave gli impone il pensiero delle chiavi, dell’eredità delle chiavi lasciate a Pietro. Porre queste chiavi nelle mani giuste: è questa l’immensa responsabilità in quei giorni.

Si ricordano così le parole di Gesù, il ‘guai’ che ha rivolto ai dottori della legge: ‘avete tolto la chiave della scienza’ (Lc 11, 52). Non togliere la chiave, ma usarla per aprire affinché si possa entrare per la porta: a questo esorta Michelangelo”.

Quell’immenso affresco michelangiolesco dominerà anche questo Conclave e le coscienze dei cardinali, forse memori delle parole di Wojtyla:

“Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine,
tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio…
Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni al popolo –
Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius.
Tu che penetri tutto – indica!
Lui additerà…”.

Antonio Socci
Da “Libero”, 10 marzo 2013

Tratto da:
http://www.antoniosocci.com/2013/03/wojtyla-e-ratzinger-consigliano-ai-cardinali-in-conclave-guardate-michelangelo/

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