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Su questo vi è un’ulteriore cosa da considerare: secondo la stessa ragione della provvidenza per la quale il Figlio di Dio fatto uomo volle soffrire personalmente le infermità, volle anche che i suoi discepoli, che egli ordinò ministri della salvezza degli uomini, fossero disprezzati dal mondo. Per cui non scelse uomini istruiti e nobili, ma illetterati e di umili origini, poveri pescatori, e mandandoli a portare la salvezza agli uomini, ordinò loro di conservare la povertà, di sopportare le persecuzioni e le ingiurie e di affrontare anche la morte per la verità, affinché la loro predicazione non sembrasse volta [ad ottenere] qualche vantaggio terreno, e la salvezza del mondo non fosse attribuita alla sapienza o alla potestà umana, ma solamente alla [sapienza e potestà] divina. Né in essi, che operavano cose mirabili, le quali tuttavia al mondo parevano spregevoli, la potestà divina venne meno. Ma questo era necessario alla riparazione dell’umanità: che gli uomini imparassero a non confidare superbamente in loro stessi, ma in Dio, questo infatti è richiesto per la perfezione della giustizia umana: che l’uomo si sottometta totalmente a Dio; da lui infatti deve sperare di ottenere tutti i beni da conseguire e, quando li abbia ottenuti, mostrare la sua riconoscenza. Così, niente meglio della passione e della morte di Cristo poteva ammaestrare i suoi discepoli a disprezzare i beni presenti in questo mondo e a sopportare qualsiasi avversità fino alla morte; tanto che Cristo stesso diceva loro, Giovanni 15, 20: <se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi>.

S. Tommaso, Contra Saracenos, 7

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