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Molti sembrano non aver capito la differenza tra eutanasia e rifiuto dell’accanimento terapeutico secondo la Chiesa cattolica. Questo documento della Pontificia Accademia per la Vita lo spiega bene. Per chi si stancasse a leggere tanto ecco i punti essenziali:

Riguardo l’eutanasia: 

1. A partire dagli anni ’70, con inizio nei Paesi più sviluppati nel mondo, è venuta diffondendosi una insistente campagna a favore dell’eutanasia intesa come azione o omissione che di natura sua e nelle intenzioni provoca l’interruzione della vita del malato grave o anche del neonato malformato. Il motivo che abitualmente si adduce è quello di voler così risparmiare al paziente stesso sofferenze definite inutili.

Riguardo l’accanimento terapeutico:

6. La linea di comportamento verso il malato grave e il morente dovrà dunque ispirarsi al rispetto della vita e della dignità della persona; dovrà perseguire lo scopo di rendere disponibili le terapie proporzionate, pur senza indulgere in alcuna forma di “accanimento terapeutico”; dovrà raccogliere la volontà del paziente quando si tratta di terapie straordinarie o rischiose – cui non si è moralmente obbligati ad accedere -; dovrà assicurare sempre le cure ordinarie (comprese nutrizione ed idratazione, anche se artificiali) ed impegnarsi nelle cure palliative, soprattutto nell’adeguata terapia del dolore, favorendo sempre il dialogo e l’informazione del paziente stesso.

Nell’immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile ed imminente “è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita” (cfr Dich. su Eutanasia, parte IV), poiché vi è grande differenza etica tra “procurare la morte” e “permettere la morte”: il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa.

Quest’altro documento è dedicato in particolare all’eutanasia, mentre il CCC ne parla nel commento al V comandamento, che, lo dico per gli smemorati, recita: NON UCCIDERE.

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