Nei secoli scorsi la filosofia dava quasi sempre il tema, i principi e lo stesso grido di battaglia nelle controversie che scuotevano le coscienze. Oggi non più: le lotte si scatenano alla superficie, nel conflitto d’interessi economici, culturali, sociali immediati… senza risalire ai principi.

Il turbinio della vita non permette un ritorno su di sé, quel richiamo alla riflessione nel quale l’uomo, educato al pensiero, si chiede qual è l’esatta natura del rapporto fra il contingente e il necessario, fra il temporale e l’eterno. Perché oggi sembra quasi pacifico che non c’è che il contingente e il transitorio che tocca «fingere», figurare e proiettare avanti a sé nella corsa del tempo.

Così il problema di Dio è stato «assorbito» e volatilizzato. Si è venuta creando a questo modo una situazione assai complessa, perché la sincerità della verità teologica non è cercata più, dalla massa e non di rado anche dagli stessi uomini di pensiero, sul fondamento del nesso dei principi, ma dalla soddisfazione di esigenze pratiche immediate o dall’impazienza di vedere la realizzazione del «regno di Dio» in questo mondo. E per «regno di Dio» s’intende, naturalmente, la tranquilla soddisfazione delle proprie esigenze in questa vita od anche – nei casi più ideali – l’avvento della giustizia sociale, della pace eterna fra i popoli e simili. L’Assoluto è prospettato dunque soltanto sotto la forma della concretezza, non più visto di fronte nella trascendenza del suo essere beatificante. È questa «concretezza dell’immanenza» che costituisce la caratteristica del nostro tempo ch’è deciso a risolvere per la via più breve il problema dell’essere.

Cornelio Fabro, Dio. Introduzione al problema teologico, Studium, Roma 1953, non so che pagina sia perché ho il pdf, comunque si trova nella Conclusione.

Annunci