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Sto leggendo l’introduzione di Cornelio Fabro al volume I delle opere di Kierkegaard. Sfogliando qua e là il libro mi sono imbattuta in questo testo:

«Io non ho mai polemizzato dicendo: io sono il vero cristiano, gli altri non sono cristiani o sono perfino una massa d’ipocriti o cose simili. No, il tema della mia polemica è questo: io so cos’è il Cristianesimo; la mia imperfezione come cristiano la conosco anch’io – ma io so cos’è il Cristianesimo. (…) Il cristianesimo è reso vano quando 0 (forse perché così esso non passa nella vita pratica…) si finitizza la esigenza infinita o la si trascura perfino del tutto, e si mette avanti la “grazia” senz’altro e ciò significa che lo si prende invano (…) Ciò ch’io ho voluto impedire è che, limitandosi o soddisfatti di ciò ch’è più facile e inferiore, poi si vada oltre, si abolisca ciò ch’è superiore, si vada oltre e si metta l’inferiore al posto del superiore, si vada oltre e si spacci ciò ch’è superiore per fantasticheria ed esagerazione ridicola e ciò ch’è inferiore sia preso per saggezza e serietà autentiche (…) ecco ciò ch’io ho voluto possibilmente impedire.»

S. Kierkegaard, Sulla mia attività di scrittore, in S. Kierkegaard, Opere, a cura di Cornelio Fabro, Casale Monferrato 1995, Piemme, p 15

Attuale, no?

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