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Ho finito di leggere il Convivio di Dante. O meglio l’ho finito di sfogliare perché se l’avessi voluto leggere per bene ci avrei dovuto mettere ben altro impegno. C’è stata una parte però che mi ha colpito particolarmente. Si tratta dell’ultima del quarto trattato, dal capitolo XXIV al capitolo XVIII. In essa Dante parla delle quattro età della vita e delle virtù che più si addicono ad esse. Non aggiungo altro perché non sono in grado né di spiegarlo in maniera adeguata, né di fornire illuminati commenti al testo. Quindi umilmente mi taccio, invitandovi però a leggerla. Se volete su liberliber potete scaricare tutta l’opera gratis.

Vi lascio solo un consiglio da parte di Dante:

“E però disse bene lo prete a lo ’mperadore, che ridea e schernia la laidezza del suo corpo: «Dio è segnore: esso fece noi e non essi noi»; e sono queste parole del Profeta, in uno verso del Saltero scritte nè più nè meno come ne la risposta del prete. E però veggiano li cattivi malnati che pongono lo studio loro in azzimare la loro [persona, e non in adornare la loro] operazione, che dee essere tutta con onestade, che non è altro a fare che ornare l’opera d’altrui e abbandonare la propria.” (Conv. III, IV, 8 )

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