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Come si suol dire “niente è più di moda oggi” che parlare di creazione e argomenti affini. Per esempio questo e questo post. Siccome ho il vizio di intervenire, anch’io ho detto la mia. Ma le coincidenze non finiscono qui. Guarda caso sto studiando per settembre “Temi di teologia biblica 1. Antico Testamento” e fra i temi trattati dal professore c’è, guarda caso, la creazione. Non ho potuto frequentare le lezioni perché si tenevano il mercoledì, quando sono in programmazione alla Tana del Gufo. Però un collega di università mi ha dato le registrazioni delle lezioni. Seguire una lezione via podcast è molto divertente (tranne quando il prof. scrive una parola ebraica alla lavagna e dice “vedete, è così” e tu rosichi). Proprio ieri ho ascoltato la lezione su Genesi 1-2. Tra le varie cose il professore ha detto questo (riassumo e dico a parole mie):

I primi versetti della Genesi potrebbero essere tradotti meglio. Ecco il loro testo in ebraico traslitterato (questa è roba mia, non stava nel podcast :-):

I primi cinque versetti della Genesi

n.b. tradotto alla bruta: bereshit (nel principio) barà (creò) Elohim (Dio)… in ebraico il soggetto va sempre dopo il verbo.

Nella Bibbia CEI è tradotto così:

1 In principio Dio creò il cielo e la terra. 2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

Così come è tradotto abbiamo una prima frase principale, col punto, autonoma, (quella blu) poi abbiamo tre coordinate (quelle rosse), un punto e un’altra principale (verde). Ma in ebraico la punteggiatura non esiste (come vedete dal testo sopra). Non solo. La parola reshit della prima parola bereshit (be vuol dire in) indica o la primizia cultuale, o il principio di qualche cosa. In questo secondo caso non è intesa come stato assoluto, ma dà l’andamento di cominciamento al verbo che segue. In questo caso: quando Dio cominciò a creò… (che suona brutto, ma si trova pure in Os 1,2 “inizio del egli parlò di Dio a Osea, correttamente tradotto dalla CEI “quando il Signore cominciò a parlare a Osea”. Questo esempio era conosciuto già da Maimonide)

Allora la prima non è una frase principale, ma una secondaria che deve proseguire con una virgola, non con un punto:

Quando Dio cominciò a creare il cielo e la terra…

L’inizio del secondo versetto vehaares hayetah e (in ebraico e si dice ve e si appiccica alla parola) la terra (haares = ha vuol dire la, è l’articolo e si appiccica alla parola) era. Dove il verbo hayetah sta dopo il soggetto, mentre in ebraico, ricordate?, il soggetto si mette dopo il verbo. Perché qui si fa il contrario? Per molti studiosi questa è la tipica forma delle frasi incidentali, quelle poste fra due virgole. Quindi avremmo:

Quando Dio cominciò a creare il cielo e la terra, ESSENDO la terra informe e deserta e ricoprendo (in originale dopo il sogg.) le tenebre l’abisso e aleggiando (in originale dopo il sogg) lo spirito di Dio sulle acque…

Ancora non abbiamo una frase principale, ma ecco che

VAYYOMER ELOHIM YEHI OR

E DISSE DIO CI SIA LA LUCE.

(rullo di tamburi) Col verbo al posto giusto prima del soggetto, ecco la principale. Che vuol dire tutto ciò? Vuol dire:

“Quando all’inizio non c’era nulla, Dio fece il mondo” Che è esattamente quello che abbiamo sempre detto. Quindi lo studio approfondito non ci ha portato lontano dalla fede, ma dentro di essa ancora meglio!

Non ho finito. Lo stile, e sottolineo lo stile, è quello del mito. I miti iniziano tutti:

Quando all’inizio non c’era… segue la qualunque cosa noi abbiamo adesso e poi come quella cosa è nata. In italiano usiamo “c’era una volta”. Ambedue queste frasi ci fanno immediatamente capire che siamo fuori dal nostro tempo, che ci troviamo nel tempo originario, cioè quello che ha dato origine al nostro tempo (e se ci leggete qualche riferimento al PECCATO ORIGINARIO… bingo!!!). È per questo che la prima cosa che Dio crea è il tempo, il nostro tempo. Nella Bibbia è detto in termini concreti: “l’alternarsi del giorno e della notte”.

Perché l’autore biblico ha usato lo stile, e sottolineo, lo stile del mito? Per un paio di buone ragioni. La prima, e più importante, è che ci sono cose che possono essere dette SOLO in questa forma. Il mito non è, e sottolineo non è, la forma rozza del pensiero umano, ma un vero e proprio modo di esprimere concetti in forma adeguata. In altro modo non sono detti bene. Come rendere l’idea di un tempo fuori dal tempo che è originario del nostro tempo? C’era una volta… Once upon a time… Il etait une fois…Había una vez… Es war einmal.

La seconda, molto ovvia e banale, è perché non c’erano conoscenze scientifiche tali da poter scrivere un racconto più storico. Berlicche ci ha provato e devo dire che a me non dispiace quanto ha scritto. Solo che… descrivere un’azione non è dire PERCHÉ quell’azione viene compiuta e qual è il suo significato. Cosa che viene fatta egregiamente, ma si comprende solo se si suda un po’ sui testi, dalla Bibbia.

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