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Oggi sono prolifica. Faccio un piccolo sondaggio. Spero che qualcuno risponda.

Di chi parla in questa canzone? (dopo la canzone le opzioni di scelta)

Te, al centro del mio cuore

Ho bisogno d’incontrarti nel mio cuore,
di trovare Te, di stare insieme a Te:
unico riferimento del mio andare,
unica ragione Tu, unico sostegno Tu.
Al centro del mio cuore ci sei solo Tu.

Anche il cielo gira intorno e non ha pace,
ma c’è un punto fermo, è quella stella là.
La stella polare è fissa ed è la sola,
la stella polare Tu, la stella sicura Tu.
Al centro del mio cuore ci sei solo Tu.

Tutto ruota attorno a Te, in funzione di Te
e poi non importa il “come”, il “dove” e il “se”.

Che Tu splenda sempre al centro del mio cuore,
il significato allora sarai Tu,
quello che farò sarà soltanto amore.
Unico sostegno Tu, la stella polare Tu.
Al centro del mio cuore ci sei solo Tu.

Allora, siete pronti? Avete letto bene il testo? Bravi. Rispondete ora alla domanda:

Chi è il TU del testo?

a) Francesco Totti (o la Roma, è uguale)

b) La moglie del cantante.

c) Altro (specificare)

Ah, volete la risposta giusta? Bene, allora la scrivo in azzurrino e per leggerla dovete passare il mouse qua sotto:

Si tratta di Dio. È una canzone dei Gen Verde e mi dicono che è un “canto utilizzabile alla comunione e in celebrazioni nuziali. Conosciuto anche come ‘La stella polare’.” C’è un solo problema. Può un canto liturgico essere tranquillamente confuso con l’inno per una squadra di calcio (o qualsivoglia altro sport) o con una canzone d’amore? Ovviamente io penso di no. La musica liturgica deve rispondere ad alcuni requisiti: come minimo deve essere esclusivamente rivolta, con Gesù, a Dio Padre nello Spirito. Nulla vieta però di cantarla fuori dal contesto liturgico. In un concerto di musica cristiana è perfetta. A Messa non va bene. Dico questo perché sono due domeniche che vengo ammorbata, durante le Prime Comunioni, da questo TU. Comunioni che non posso evitare perché sono dei miei alunni ai quali ho promesso la presenza in questo giorno importante. Allora faccio penitenza. Peggio per quelli che vivono una liturgia fatta male senza saperlo. Chi prega male crede anche male.

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