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Ce l’ho con me stessa, ovviamente.

Ultimamente non ho la macchina. Questo fatto ha un solo vantaggio: risparmio un sacco di soldi. Per il resto sono solo seccature: la corsa contro il tempo per prendere il trenino la mattina, la pervasiva puzza di fumo di coloro che non sanno stare dieci minuti senza sigaretta alle fermate e che con la scusa “tanto siamo all’aperto” appestano tutti quelli che sono in attesa alla fermata costringendomi, visto che ODIO il fumo e la sua puzza, a continue passeggiate per sfuggire ai fumatori i quali applicano la tattica di guerriglia “sparpagliamoci così non ci prendono” e quindi sono ovunque, alla faccia delle postazioni per fumatori ben presenti sulle banchine… (ripiglio fiato)… le chiacchiere al telefonino di quelli che, spenta la sigaretta per entrare sul treno, ne approfittano per iniziare interminabili telefonate a voce alta a proposito della loro cistifellea o argomenti ancora meno interessanti; le chiacchiere di quelli che sono accompagnati (due persone in particolare, che incontro tutte le mattine, parlano solo di case. Le case del nostro quartiere, dove vivono ora: chi abita dove e di chi è quella casa lì. Ovviamente le case sono sempre individuate attraverso una descrizione dettagliata dell’ambiente circostante. Ovviamente l’altro non capisce mai dove si trovi quella casa lì e replica con una descrizione altrettanto lunga e dettagliata che, ovviamente, porta alla non comprensione dell’ubicazione della casa suddetta da parte dell’altro. E così via, per tutto il viaggio. Oppure le case del quartiere dove vivevano da piccoli.). E la puzza. La gente ormai puzza: non si lavano neanche dalla mattina. Capisco la sera. Incontri sull’autobus un rumeno che ha lavorato tutto il giorno come muratore, lo capisci che non può profumare di violetta di Parma… ma alle 7.31 del mattino PERCHÉ PUZZI?

Veniamo al punto. La mia incoerenza. Spesso alla stazione dove scendo ci sono dei punk con i loro cani che chiedono (gli umani, non i cani si capisce) l’elemosina. Questo è il mio ragionamento: se la tua ideologia è quella di non assimilarti al sistema, soprattutto all’idea borghese di lavoro, ma di chiedere i soldi – gratis – a me, hai capito male. Tu non lavori perché il lavoro ti fa schifo, ma i miei soldi guadagnati con uno di quei lavori che disdegni invece ti vanno bene? È no caro mio. Trovati, inventati un lavoro di tuo gusto e guadagnateli i soldi!

Oggi arrivo alla stazione per tornare a casa e te li trovo – umani e canidi – a fare degli esercizi di giocoleria con palle e bastoncini (gli umani, non i canidi, si capisce). Tiro diritto, giro, faccio la prima rampa di scale, poi mi fermo e mi dico “ma come hai detto che se fanno un lavoro, uno qualunque, che piaccia a te  – ovvero sia onesto – ma che piaccia soprattutto a loro – ovvero sia libero e non borghese – avevano diritto a guadagnare i soldi, e adesso che questo lavoro lo fanno non li paghi?”

Sono tornata indietro e gli ho lasciato un euro e un sorriso.

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