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Finalmente ho terminato il primo Chesterton della mia vita. Ho scelto di iniziare dall’Osteria volante per la sua innegabile attualità. Ne parlo qui.

Il prossimo in lista è L’Uomo che fu Giovedì. Appena letto aggiornerò.

Questi intanto due link a blog sul Nostro:

http://uomovivo.blogspot.com/

http://osteriavolante.myblog.it/

Aggiunta successiva

Come al solito sono troppo stringata. Ho diversi pensieri e considerazioni, ma non li faccio uscire dalla testa perché penso che non interessino a nessuno. Ma dato che questo blog è per me, lo considererò un prolungamento delle mie meningi e ci scriverò i miei pensieri (quelli decenti, almeno).

A proposito di questo libro non ho detto che alla fine della lettura ho avuto la certezza di non averlo capito in profondità. Superficialmente è tutto chiaro, ma so per certo che con una guida alla lettura ne la coglierei la ricchezza che per ora ho solo intuito. Questa sensazione non ricordo di averla mai provata.

Oltre a questo ho trovato due passaggi particolarmente interessanti per me. Li trascrivo:

“Quel poeta da strapazzo (Dorian Wimpole, il quale avrà un ruolo nella storia che lo nobiliterà rispetto a questo primo momento di pochezza) non era certo cattivo. Lord Ivywood non è cattivo, è inumano. Ma quell’uomo non è inumano. Era ignorante come tante altre persone bene istruite. Ma ciò che è strano in loro è che si sforzano di essere semplici, ma non rinunciano mai ad una cosa complicata. Se devono scegliere tra carne di bue e qualche cibo in salamoia, rinunciano alla carne di bue. Se devono scegliere fra un prato e l’automobile scelgono l’automobile. E volete sapere il perché? Perché essi rinunciano solo a quelle cose che li legano agli altri uomini. Se andate a pranzo con un milionario astemio e sobrio, vedrete che egli non rinuncerà né agli antipasti, né alle cinque o sei portate, né al caffè , ma bensì egli abolirà i vini e i liquori perché anche i poveri come i ricchi sono ghiotti di vini e liquori. E ancora: egli non rinuncerà alla posateria d’argento, ma rinuncerà alla carne. perché i poveri sono ghiotti della carne… quando possono averla. E ancora: egli non si glorierà dei suoi giardini, e dei suoi saloni, perché o poveri possono farne anche a meno. Ma vi dirà tutto orgoglioso che egli si alza presto al mattino: perché il sonno è una cosa che fa molto piacere ai poveri. Non si è mai sentito dire che un moderno filantropo abbia rinunciato alla sua dattilografa o ai suoi servi. Mai più. Egli non rinuncia che alle cose più semplici e comuni: al manzo, alla birra, al sonno, perché questi piaceri gli ricordano che egli è solo un uomo.”

Insomma, come ebbe a dire san Paolo:

“La carità non abbia finzioni” (Rm 12,9)

Il secondo brano che ho sottolineato riguarda ancora il povero Dorian Wimpole. Durante la notte che gli cambierà la testa e la vita gli accadde un fatto decisivo. Ecco come lo visse:

“-Al diavolo! non tutti sono capaci di uccidere una vipera. Scommetto che il dottor Gluck non ne uccise nemmeno uno. Andiamo, vecchio mio, in cerca di avventure.

Il trovare e il combattere il male è il principio di ogni allegria, e anche di ogni farsa. Tutto il bosco selvaggio sembrava più allegro ora che la vipera era stata uccisa.”

Il trovare e il combattere il male è il principio di ogni allegria, e anche di ogni farsa è una frase che mi ha molto colpito ed è una di quelle che non ho capito fino in fondo.

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