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In giapponese vuol dire “contemplare i fiori di ciliegio”. È quello che abbiamo fatto io e mio marito in questo – lungo – fine settimana.

Qui il link con la descrizione del viaggio.

In aggiunta alle riflessioni fatte lì posso dire che in Giappone mi sono trovata molto bene. Pulizia, rispetto ed educazione. Cose che dalle nostre parti mancano ormai in modo allarmante. Tutti avevano un cellulare in mano, ma non siamo mai stati molestati da telefonate inopportune. Nei treni le persone stanno sedute composte e non schiamazzano (né, ripeto, ci fanno sapere come sta la cistifellea del nonno…).

Le donne, ho notato, sono molto femminili nell’abbigliamento e nei modi. Praticamente tutte indossavano scarpe con i tacchi (e che tacchi!) e gonne (spesso molto corte), sia per il lavoro che per il tempo libero. La borsetta pendeva dall’incavo del gomito costringendole a camminare col braccio perennemente alzato. Il che è scomodissimo, ma loro lo facevano con incredibile naturalezza e grazia.

I santuari buddisti e scintoisti hanno un’atmosfera direi “risucchiante”. Ispirano fortemente rispetto e devozione. Cose che molte chiese moderne purtroppo se le sognano.

Che altro… cibo meraviglioso! Quando esco da un ristorante giapponese mi sento “giusta”, come se avessi mangiato l’esatta quantità di cibo che avrei dovuto mangiare e nelle proporzioni perfettamente equilibrate. Non sono troppo sazia, ma non ho fame.

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